domenica, settembre 14, 2008

La primavera a novembre, quando meno te lo aspetti.



Più dei tramonti, più del volo di un uccello,
la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe,
dopo la caduta.
Che uno dice: è finita!
No, finita mai, per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede,
anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi,
di quelle ferite da mina anti-uomo
che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più,
che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile,
che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa,
che da come il tuo capo ti guarderà deciderai
se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura
anche solo di dormirci, con un uomo;
che sei terrorizzata che una storia
ti tolga l'aria,
che non flirti con nessuno perché hai
il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu,
poi soffri come un cane.

Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare,
che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu
per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando
parli con le altre:
"Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".

E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere,
ci hai abitato Natale e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima;
ed è passato tanto tempo,
e ne hai buttata talmente tanta di anima,
che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio
perché non sai più chi sei diventata.

Comunque sia andata,
ora sei qui e so che c'è stato un momento
che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia,
nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi. E hai pianto.

Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata,
alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente.
Non potevi trattenerlo.

E quella notte che hai preso la macchina e
hai guidato per ore,
perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato.

Quanto parlate, ragazze! Lacrime e parole.

Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri
che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così?
Com'è che ripeto sempre lo stesso schema?
Sono forse pazza?"

Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia,
a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli.
Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così,
scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.

Perché una donna ricomincia comunque,
ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.

Ti servirà una strategia,
dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova TE.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo,
di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima.
Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.

Innamorarsi di nuovo di se stessi,
o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse.
La più grande.

Non importa da dove cominci, se dalla casa,
dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita,
per questo meraviglioso modo di gridare al mondo

"sono nuova"

con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.
Perché tutti devono capire e vedere:

"Attenti: il cantiere è aperto.
Stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".

Più delle albe, più del sole,
una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.

E' la primavera a novembre. Quando meno te l'aspetti.




Dedicato ai cantieri aperti, ai mille coriandoli, a chi si cerca nello specchio e a chi ci butta l'anima. A chi si coltiva la solitudine dentro casa e a quel gran fegato che ci vuole.
A chi leggendola, ha visto anche me.

6 Commenti:

Blogger Giò ha detto...

aspe che mi riprendo poi magari commento...

9:33 PM  
Blogger Cla ha detto...

groppo in gola?

9:34 PM  
Blogger Giò ha detto...

non proprio..una "roba" (difficile da definire) pazzesca allo stomaco..

9:42 PM  
Blogger Cietta ha detto...

non dico niente, tanto sai già.

10:18 PM  
Blogger Cla ha detto...

ma giò...piacevole o no??? io mi son rivista, nei lati più inquieti del mio carattere...
cioè...strano, ma la parte del coltivare la solitudine...oppure il giudicarci e punirci da sola...il più severo giudice di una donna è se stessa diceva qualcuno. terribile..

12:04 AM  
Blogger Giò ha detto...

no, non direi piacevole...per me quella roba allo stomaco è una sensazione di disagio. Consapevole che per tanti motivi sono sempre ferma allo stesso punto..i lavori nel mio cantiere non vanno avanti.

8:39 AM  

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